Progetto fotografico di Andrea Tubertini
I'm Not A Doll è un progetto fotografico senza scopo di lucro che mira a sensibilizzare sull'anoressia e altri disturbi alimentari. Attraverso la trasformazione fisica da persona reale a bambola Barbie, si vuole raccontare il processo di adattamento alle convenzioni e agli stereotipi di bellezza imposti dalla società, che spesso ci costringono a cercare la perfezione esteriore a discapito della nostra autenticità.
In questo progetto l'autoritratto della ragazza protagonista viene fuso attraverso il “morphing” con la foto di una Barbie vestita e pettinata in modo simile, creando in questo modo un ibrido, né bambola né persona.
“Come se l’anima della persona ritratta fosse presa e imprigionata in un corpo di bambola.”
Nel tentativo di conformarci a canoni che esaltano la bellezza, la magrezza e la perfezione estetica, finiamo per allontanarci dalla nostra vera natura e ci trasformiamo in oggetti apparentemente perfetti (ammettendo poi che la perfezione esista davvero) ma di fatto inanimati, omologati e di plastica.
Il perseguire tutto questo può portare, in molti casi, a sviluppare un disturbo del comportamento alimentare. Ecco quindi che ad un corpo sempre più magro si accompagna un equilibrio psicologico che continua a compromettersi fino alla perdita delle emozioni. È come se anche il cuore, oltre al corpo, diventasse di plastica. Non si “sente” più, non si avverte di avere un problema, non si capisce nemmeno perché la propria famiglia sia preoccupata.
Il più delle volte, infatti, corpi estremamente magri non vengono percepiti come tali proprio da chi ne soffre. E a soffrirne oggi sono più di 3,5 milioni di italiani.
Durante un esercizio fotografico, decisi di usare una Barbie per provare alcuni schemi di luce e iniziai a fare qualche scatto di prova. Fatto questo andai su internet per vedere se qualcuno l'avesse già fotografata e in che modo, così per prendere spunto.
Quando digitai la parola “Barbie” sul motore di ricerca, mi ritrovai letteralmente sommerso da tantissimi trattati di psicologia dove mostravano quanto la Barbie potesse influenzare le adolescenti che riversano o proiettano il proprio ego su di essa, vestendola e pettinandola così come loro volevano o sognano di apparire. Si forma quindi un legame molto stretto tra ragazza e Barbie (da qui l’idea della metamorfosi).
Se ci pensiamo bene, la Barbie è stata da sempre un modello di bellezza, un esempio da imitare e anche un simbolo dell'emancipazione femminile. Lei ha tutto: una bella casa, un bel lavoro, un bel fidanzato e una bella macchina. Un modello di perfezione che, quasi mai, trova riscontro nella vita reale. Ecco perché secondo alcuni psicologi, il non poter raggiungere obiettivi così alti può portare a frustrazione e a dinamiche psicologiche difficili da gestire, come i disturbi del comportamento alimentare.
Questo gioco simbolico serve a ricordare che non esiste un'unica definizione di bellezza, e ogni individuo dovrebbe sentirsi libero di essere se stesso senza giudizio o pressioni esterne. Promuovere la diversità e l'accettazione di sé stessi è fondamentale per contrastare ideali di bellezza nocivi o irrealistici.
Dobbiamo fidarci di più della nostra “unicità”, accettarci per come siamo, accettare la nostra diversità e quella delle persone che ci circondano. Siamo esseri unici e diversi, così come il nostro DNA e le nostre impronte digitali.
Ricordiamoci poi che non siamo solo un corpo. Siamo fatti di idee, di progetti, di paure, di sogni, di ricordi, di emozioni. E poi siamo anche un corpo: un corpo che dobbiamo mantenere in salute e imparare ad amarlo ogni giorno di più.
Il progetto I’m not a doll ha vinto 4 premi fotografici, tra cui il premio speciale Fotografare al Raw Photo Contest di Milano, concorso riservato ai nuovi talenti nell’arte fotografica, ed è stato pubblicato su diverse riviste del settore tra cui Fotografare Magazine.
Il progetto è un work in progress e attualmente circa 200 ragazze hanno aderito raccontando le loro storie.
Potete continuare a seguirlo su Instagram: @imnotadollproject