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Dreamy Roofs— DSCF4138.jpg  
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X-T1 | 135mm | f/5.6 | ISO 1250 | 1/125
Le mani del Gigante
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Canon EOS 5D Mark II | 144mm | f/11.0 | ISO 100 | 1/125
La pianta magica
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X-T1 | 110mm | f/16.0 | ISO 200 | 1/180
il cavaliere e il drago
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Canon EOS 5D Mark II | 50mm | ISO 100 | 1/400
Il supereroe
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X-T1 | 62mm | f/5.3 | ISO 800 | 1/500
L’uomo di latta
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X-T1 | 116mm | f/5.6 | ISO 320 | 1/160
Il gorilla
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Canon EOS 5D Mark II | 86mm | f/11.0 | ISO 100 | 1/125
L’idra
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Canon EOS 5D Mark II | 118mm | f/5.6 | ISO 400 | 1/250
La giraffa e la bambina
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X-T1 | 135mm | f/11.0 | ISO 200 | 1/180
il bambino e il robot
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X-T1 | 93mm | f/5.6 | ISO 200 | 1/180
Il destino
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X-T1 | 135mm | f/11.0 | ISO 200 | 1/180
Il soldatino di piombo
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X-T1 | 23mm | f/5.0 | ISO 800 | 1/640
L'Investigatore

“Dreamy Roofs” — Progetto fotografico di Andrea Tubertini

Quando parlo di “sogno”, mi riferisco a tutto quel mondo di immagini, sensazioni ed emozioni che prendono vita nella nostra mente mentre dormiamo, ovvero durante la fase REM. Questa fase è molto importante perché è proprio qui che prendono vita i nostri sogni più vividi. Possiamo considerare la fase REM come un vero e proprio laboratorio onirico e personale, in cui i ricordi e gli avvenimenti della vita reale vengono immagazzinati e rielaborati.

La fase REM ci offre l’opportunità di “vedere” le cose da una prospettiva diversa, spesso rivelando soluzioni alternative e creative che non avremmo mai considerato nella realtà. Il più delle volte gli scenari, i personaggi e gli eventi che incontriamo nei sogni appartengono al mondo reale e possono rappresentare i nostri desideri, le nostre paure o le nostre emozioni. Ecco quindi che questo progetto nasce proprio da qui: dal desiderio di rappresentare e raffigurare, attraverso la fotografia e il 3D, queste situazioni — a volte bizzarre, a volte grottesche, paurose o liete — generate dall'inconscio durante la fase REM.

È da qui che nasce questo progetto: dal desiderio di raffigurare attraverso la fotografia e il 3D quelle immagini notturne che, pur irreali, parlano profondamente di noi. Tecnicamente, sono partito dal reale: ho cercato fisicamente luoghi sui tetti dei borghi del Lazio per ambientare queste situazioni, questi sogni. Ma non mi sono limitato a “mettere in scena” dei racconti: ho costruito dodici visioni archetipiche, che oggi considero vere e proprie carte proiettive — strumenti di riflessione, di contatto, di dialogo con sé stessi. Come nelle carte dei tarocchi o nei racconti mitologici, ogni fotografia diventa una soglia: invita chi osserva ad attraversarla, a specchiarsi, a porsi domande.

Ogni scena racconta qualcosa che potrebbe accadere solo in sogno — ma che parla profondamente della veglia: paure, desideri, blocchi, intuizioni, ferite e risorse.

  • - Un gorilla che porta via ciò che ami.
  • - Una giraffa che sfonda un tetto per ricevere un lecca-lecca.
  • - Un detective che cerca troppo e non vede cosa accade alle sue spalle.
  • - Un uomo che stende il bucato… e anche il suo costume da supereroe.
  • - Un cavaliere che combatte, anche se tutto brucia.

Non c’è una storia sola. Ce ne sono dodici. Ma ognuna ne contiene infinite, perché ciascuna immagine funziona come una carta dell’anima: chi guarda, proietta. Chi sente, risponde.

Il sogno diventa specchio. La fotografia, uno spazio simbolico dove guardarsi senza giudizio.

Non offro risposte. Offro visioni. A chi ha il coraggio di guardarle — e di lasciarsi guardare.

Andrea.

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