Quando parlo di “sogno”, mi riferisco a tutto quel mondo di immagini, sensazioni ed emozioni che prendono vita nella nostra mente mentre dormiamo, ovvero durante la fase REM. Questa fase è molto importante perché è proprio qui che prendono vita i nostri sogni più vividi. Possiamo considerare la fase REM come un vero e proprio laboratorio onirico e personale, in cui i ricordi e gli avvenimenti della vita reale vengono immagazzinati e rielaborati.
La fase REM ci offre l’opportunità di “vedere” le cose da una prospettiva diversa, spesso rivelando soluzioni alternative e creative che non avremmo mai considerato nella realtà. Il più delle volte gli scenari, i personaggi e gli eventi che incontriamo nei sogni appartengono al mondo reale e possono rappresentare i nostri desideri, le nostre paure o le nostre emozioni. Ecco quindi che questo progetto nasce proprio da qui: dal desiderio di rappresentare e raffigurare, attraverso la fotografia e il 3D, queste situazioni — a volte bizzarre, a volte grottesche, paurose o liete — generate dall'inconscio durante la fase REM.
È da qui che nasce questo progetto: dal desiderio di raffigurare attraverso la fotografia e il 3D quelle immagini notturne che, pur irreali, parlano profondamente di noi. Tecnicamente, sono partito dal reale: ho cercato fisicamente luoghi sui tetti dei borghi del Lazio per ambientare queste situazioni, questi sogni. Ma non mi sono limitato a “mettere in scena” dei racconti: ho costruito dodici visioni archetipiche, che oggi considero vere e proprie carte proiettive — strumenti di riflessione, di contatto, di dialogo con sé stessi. Come nelle carte dei tarocchi o nei racconti mitologici, ogni fotografia diventa una soglia: invita chi osserva ad attraversarla, a specchiarsi, a porsi domande.
Ogni scena racconta qualcosa che potrebbe accadere solo in sogno — ma che parla profondamente della veglia: paure, desideri, blocchi, intuizioni, ferite e risorse.
Non c’è una storia sola. Ce ne sono dodici. Ma ognuna ne contiene infinite, perché ciascuna immagine funziona come una carta dell’anima: chi guarda, proietta. Chi sente, risponde.
Il sogno diventa specchio. La fotografia, uno spazio simbolico dove guardarsi senza giudizio.
Non offro risposte. Offro visioni. A chi ha il coraggio di guardarle — e di lasciarsi guardare.
Andrea.